Presentazione di Antonio A. Clemente

Filter Project

Offscapes si svolge “nella risacca della periferia”. È qui che ha luogo la sopravvivenza passiva di edifici, una volta funzionali alla produzione e ora abbandonati al loro destino di desolazione, incuria, trascuratezza.

L’architetto è la madre perché la gestazione dell’idea di progetto ha bisogno di un tempo lungo per essere precisata, dell’attenzione alla forma, della cura di ogni minimo dettaglio costruttivo.

La città contemporanea è una necropoli di eventi che hanno perso qualsiasi funzione territoriale, dove il futuro dà l’impressione di essere un approdo cronologico verso il quale si procede inermi; giorno dopo giorno.

Nella terra degli aborigeni australiani, le vie dei canti sono una trama visibile solo agli occhi di chi sa riconoscere le impronte degli antenati. Come in Offscapes, dove le fotografie hanno una voce afona che può essere percepita solo da uno sguardo accurato e meticoloso. Uno sguardo bifocale che sappia cogliere verità e distanza.

Il territorio è un palinsesto entro cui le diverse generazioni hanno impresso la propria storia attraverso molteplici scritture, correzioni, cancellazioni. Nel territorio di Offscapes gli edifici hanno una particolarità: sono sospesi tra memoria e dimenticanza.

That's all