Parole nel vuoto dei sentimenti

ClientOffscapes
LocationBologna
CategoryOfficine Casaralta
Year2010

Oggi la maggior parte delle opere visive cercano soltanto di far colpo su di voi. Esse coltivano l’effetto retinico piuttosto che quello mentale. Esse danno da vedere invece di far vedere.

È quello che accade nel mondo, sempre più pervasivo, delle immagini il cui fascino repulsivo sta nella suggestione di un attimo, dell’istantaneità perenne di sembianze figurative che come lampi svaniscono senza lasciare traccia, dell’elettronica inconsistenza di pixel che non vanno mai oltre l’illustrazione evanescente del momento. Offscapes non appartiene a questo mondo. È scrittura dello spazio; dialogo sulla percezione tra testo e fotografia; visione con “parole a spezzare i nostri respiri”. È un registro alternativo dove non si rischia di diventare blasé che consiste nell’attutimento della sensibilità rispetto alla differenza fra le cose, non nel senso che queste non siano percepite – come sarebbe il caso per un idiota – ma nel senso che il significato e il valore delle differenze,e con ciò il significato e il valore delle cose stesse, sono avvertiti come irrilevanti.

Nowadays, most visual media production attempts to impress you. Merely impressing your retina rather than your mind. They give you something to see rather than showing you something. This is what is happening in the world, more and more pervasively, with images whose repulsive fascination lies in the suggestion of one single moment, the perennial split-second of figurative shapes which, like flashes of lightning, disappear without trace, in the electronic impalpability of pixels which never go beyond an evanescent illustration of that single moment. Offscapes, however, does not belong to such a world. It is the recording of spaces; a dialogue on perception through text and photography; vision with “words which take our breath”. It moves in a different key without any risk of becoming blasé which is the diminution of sensibility towards the differences between things, not in the sense that the latter are not perceived – as would be the case for an idiot – but in the sense that the meaning and the values of the differences and, with this, the values and the meanings of those things themselves are considered insignificant.

Offscapes è un libro in cui la voce della scrittura è indispensabile per dare maggiore forza alle immagini. Soprattutto “nel pieno di periferie disfatte”, la parola diventa sguardo plurale che prova a far risaltare episodi, avvenimenti, storie e azioni in un “paesaggio senza metafore”; è osservazione partecipata che ritrae la “linea slabbrata dei sobborghi”; segna l’appartenenza a un discorso non ancora effettuato di fronte alla “mappa totale della distruzione”. Ed è attraverso questo itinerario che si apre al senso della possibilità ovvero alla capacità di pensare tutto quello che potrebbe ugualmente essere, e di non dare maggiore importanza a quello che è, rispetto a quello che non è. Ecco perché Offscapes è molto più di un libro di fotografie, è un atlante delle conoscenze.

Offscapes is a book in which the voice from the text is essential in giving greater force to the images, above all in the “midst of the undone suburbs”, the word becomes a multiple view which attempts to highlight tales, events, stories and actions in a “landscape without metaphors”; it is a participating observation portraying the “unruly line of the suburbs it registers its belonging to a discourse which still has to be made in the face of the “overall map of destruction”. And it is along this route that it opens towards the sense of possibility or rather towards the ability to consider all that equally could exist without giving greater weight to that which is, with respect to that which is not. This is why Offscapes is much more than a book of photographs, it is an atlas of knowledge.

 

 

 

 

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