Orfanità di città abbandonate

ClientOffscapes
LocationFuno
CategoryLa Suprema
Year2011

L’architetto è la madre perché la gestazione dell’idea di progetto ha bisogno di un tempo lungo per essere precisata, dell’attenzione alla forma, della cura di ogni minimo dettaglio costruttivo.

Il concepimento avviene con l’avvio del cantiere per la realizzazione del corpo di fabbrica che, una volta finito, diventa orfano dell’idea che lo ha messo al mondo. Come per il libro con il suo autore. Ciò che resta è l’orfanità tridimensionale di una costruzione chiamata a collaborare con la terra, imprimere il segno dell’uomo su un paesaggio che ne risulterà modificato per sempre; contribuire inoltre a quella lenta trasformazione che è la vita stessa della città.

The Architect is the mother because the gestation of the idea behind a project requires such a lengthy period in order to be brought into focus, for the necessary attention to be paid to the shapes, the care needed for every minute detail of the process of the actual construction. It is conceived with the opening of the building site for the realisation of the body of the factory which, once completed, becomes the orphan of the idea which brought it into this world. As with a book and its author. That which remains is the 3-D orphanity of a construction called upon to collaborate with its environs to print man’s mark on a landscape which will be modified forever; further, to contribute towards that gradual transformation which is the very life of a city.

Per un verso, questo è il destino dell’idea di progetto che prende corpo, per altro verso la sua biografia è connessa alle persone che collaboreranno affinché il fabbricato industriale possa essere funzionale alla produzione. Una collaborazione necessaria ma non sufficiente.

From one point of view, this is the destiny of the idea of the project which takes shape, from the other its biography is connected to the people taking part until the industrial building becomes fully operational for the production of goods. A necessary but not sufficient collaboration.

Oggi esiste un imperativo in più, indipendente dal fabbricato industriale. Dalla sua forma, dalla sua genesi e dal suo rapporto con il contesto. L’imperativo di rispondere all’unica cosa degna di interesse professionale e intellettuale: l’interazione fra tecnologia e capitale. Alle leggi del dio economia. A una nuova forma di teologia del profitto che non ha confini. Che oltrepassa ogni precedente limite etico. E morale. Il cui obiettivo è la crescita illimitata. Crescere sempre e comunque. Aumentare la produzione. A qualunque costo. Senza domandarsi: fino a che punto? A spese di chi? Con quali ripercussioni, ambientali, sociali ed economiche?

Today there is a further requirement, concerning not only industrial buildings. Not only their form, their genesis and their relationships with the context. An imperative to respond to the only thing worthy of professional and intellectual interest: the interaction between technology and capital. To the Law of the God Economics. To a novel form of theology of boundless profits. Beyond all previous, known ethical limits. And morality. Whose object is unlimited growth. Growth always and anyway. Increase production. Whatever the cost. Without posing the question: up to which point? At whose cost? And with which environmental, social and economic repercussions?

“Così nel progetto, nella forma urbis, si trovano le zone che hanno preso un poco alla volta a funzionare a modo loro, o a non funzionare”. Così i fabbricati industriali iniziano a smarrire la loro identità, a perdere le loro caratteristiche produttive, a diventare gusci vuoti. Come testimoniano le fotografie, sono contenitori che mantengono una forma, senza che dentro ci sia più nulla che possa essere definito un contenuto. Ed è così che ha inizio l’abbandono dei luoghi. E si profila la duplicazione dell’orfanità trascurando che mentre consuma le cose e la natura, l’uomo in realtà consuma la sua vita, nel corso di un’agitazione forsennata ed ininterrotta che finisce per governare la sua vita, anziché proteggere la sua felicità.

“Thus in the project, in the shape of the city – the forma urbis, there are areas which gradually began to function in their own way, or not to function at all”. This is how industrial buildings begin to lose their identity, to lose their productive nature, to become empty shells. As the photographs herein testify, they become containers which maintain their form, without there being within anything which can remotely be called content. And this is how the abandonment of places begins. And one can see the duplication of this orphanity ignoring the fact that while people consume objects and nature itself, they, in reality, consume their life, in the race of an unbridled and continual state of agitation without pause which ends up governing their very life, instead of protecting their happiness.

 

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